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L'Uso del Mandala nel Trattamento dei Disturbi Alimentari
il Viaggio dell'anima dal Sintomo al Simbolo

di Anna Scelzo, psicologa clinica, psicoterapeuta, specializzata in disturbi del comportamento alimentare

Traduzione di Arianna Ancona
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Introduzione

I Mandala entrarono nella mia vita circa trent'anni fa. A quel tempo, studiavo all'Università e ogni giorno mi dirigevo a Milano in metropolitana. Là, nei sotterranei, dove ogni giorno milioni di persone andavano avanti e indietro guardando solo i loro piedi e aspettando di incontrare il mondo esterno tornando ai loro posti di lavoro e di studio, c'era una libreria. Il proprietario era un uomo con una lunga barba bianca e uno sguardo particolare, uno di quegli sguardi che vanno dritti nella tua Anima e sembrano leggere tutto ciò che vi è dentro. O forse era solo ciò che provavo io.

Non stavo vivendo uno dei periodi più felici della mia vita e trovare quella libreria fu per me qualcosa di 'magico', che aprì il mio cuore e mi fece vedere oltre le mie emozioni, oltre il limitato mondo della mia tristezza. Fu lì che incontrai il Mandala. Non conoscevo niente in materia, eccetto che Jung (C.G. Jung lo psichiatra e analista svizzero) contribuì in grande misura a diffondere la conoscenza dei Mandala studiandoli e usandoli in terapia.

Successivamente, lessi che Jung aveva scritto che di solito, i Mandala appaiono in sogno ai bambini o agli adulti che stanno vivento momenti importanti della loro vita, quando stanno affrontando dei cambiamenti o elaborando dei trauma, (vale a dire il momento in cui la persona inizia a diventare consapevole della corrispondenza che vi è tra le sue esperienze traumatiche e i sintomi visibili tramite il corpo e la mente). Elaborai questo pensiero: 'l'apparizione' (e quindi la forma) del mandala era un veicolo tramite cui la psiche poteva curarsi da sola quando è sofferente. Nelle Memorie, Sogni, Riflessioni (Vintage Book, 1989, p. 196), Jung scrisse: “ Il sé, pensai, era simile alla monade che io sono, e che è il mondo. Il mandala rappresenta questa monade e corrisponde alla natura microcosmica della psiche”.

Jung menzionava il fatto che il mandala entra nella vita di un individuo tramite un processo spontaneo, mettendo in luce i conflitti che una persona incontra nel suo mondo interiore e che è un modo per integrare questo mondo con quello esteriore. Come ben sappiamo, le persone di solito hanno conflitti interiori non del tutto comprensibili da esse stesse e per questo possono venire espressi tramite i sintomi. Questo può essere particolarmente visibile, quando questi sintomi sorgono dalla psiche e si palesano attraverso il corpo toccando una delle cose che l'essere umano nella sua intera esistenza considera la cosa più naturale del mondo: il cibo e l'atto di alimentarsi.

Come possiamo esprimere con parole 'semplici' la battaglia che una persona vive dentro di sé quando trova tanto difficile nutrire il suo corpo in maniera 'naturale'? Come si può spiegare perchè questo accada e come si può far capire alle altre persone che rifiutare il cibo non vuole essere un dispetto nei confronti dei genitori o dei parenti? Molto spesso le persone che soffrono di disturbi alimentari, specialmente se adolescenti, trovano molto difficile esprimere le loro paure e i loro pensieri di negazione: le emozioni sembrano essersi ghiacchiate dentro le loro ossa.

Quando ciò accade, ogni cosa diventa così reale, così concreta, così materiale perchè tutti sono concentrati sul fatto che la persona non sta mangiando o mangia troppo o vomita, tutti comportamenti che sono etichettati come “folli”, oppure anche solo “non accettabili”, o “non rispettosi”. Bene, la verità è che una persona che soffre di disturbi alimentari difficilmente sta bene con se stessa! Al contrario, spesso si costringe a vivere nella sua stanzetta buia o a mettere una maschera sul suo volto cosicchè nessuno indagherà sulle sue lacrime segrete.

Se guardiamo questo scenario dall'interno, saremo sovrastati da emozioni di confusione, rabbia, disperazione e ansia. Questa intensità non permette di ascoltare il dolore dell'anima e molte volte, anche le parole difficilmente possono dare forma a questa sofferenza.

Questo è il motivo per cui ad un certo punto cominciai ad usare i Mandala con i miei pazienti. Lo scopo principale era permettere alla parte inconscia della persona di emergere ed esprimersi in un modo che non potesse essere giudicata, ma accolta, accettata. Quelle parti di solito sono quelle che contengono dolore, rabbia, disperazione e che la persona ha, nella maggior parte dei casi, sentito di dovere rifiutare o rimuovere, poichè si tratta di emozioni che spesso spaventano se stessi e gli altri.

In generale, dalle storie che mi hanno raccontato i miei pazienti, ho compreso che già da quando erano giovani sentivano la sensazione di essere 'sbagliati' o che ciò provavano o dicevano non era accettabile e perciò dovettero cambiare la loro attitutine verso la vita e gli altri. Melanie Klein parla ad esempio dell' ambivalenza che la madre può trasmettere quando non riesce a “contenere”, ed accogliere le ansie e le angosce del suo bambino, rispecchiandole a sua volta invece di “digerirle”, costruendo per lui un buon “contenitore”, Molto spesso questo genera un “doppio messaggio” alimentando un conflitto tra le emozioni “provate” e ciò che invece si dovrebbe mostrare all'esterno. Un disordine alimentare può anche nascere da tale ambivalenza e confusione, perchè facilita la creazione di un terreno in cui crescono insicurezze e dispercezioni che possono riguardare anche se stessi e il proprio corpo, il campo dove desideri e bisogni si confondono.

Disegnando e colorando un mandala, la persona può riprendere contatto con il suo Sè interiore così da permettere la nascita di una relazione intrapsichica e quindi un dialogo tra l'Inconsco e il Conscio, con il fine di creare un' integrazione delle due parti.

Questo è connesso anche con un altro importante concetto: il processo di simbolizzazione. Penso che oggi molti adolescenti stiano perdendo la capacità di accedere alla loro creatività in quanto passano gran parte della loro giornata usando dispositivi virtuali e stando sui social network. Questi sono i 'posti' dove i loro corpi vengono fotografati e manipolati virtualmente in modo da adattarsi 'allo standard sociale della bellezza'. Questi sono i 'posti' dove la vita è vissuta bidimensionalmente, negando la varietà che comporta una relazione non-virtuale. Questi sono i 'posti' dove vivono molte ragazze e ragazzi che soffrono di disturbi alimentari, che apparentemente sorridono, ma che in realtà molto spesso hanno il cuore ed il corpo pieni di vergogna e dolore.

Cos'è il Mandala e perchè l'ho scelto per la terapia dei disordini alimentari?

“Un Mandala è una struttura integrale organizzata attorno ad un unico centro”

(Longchenpa)

La parola 'mandala' deriva dal Sankrito classico e significa cerchio sacro.

In molte pratiche religiose, i mandala sono utilizzati per creare immagini circolari che sono usate in modo da creare uno spazio sacro adatto per meditare o per le danze rituali. Abbiamo tutti visto qualche immagine di monaci buddhisti che disegnano magnifici mandala sulla spaggia con la sabbia e che poi dissolvono nell'aria, dando a questo processo un significato particolare. Jung disse che possiamo trovare i mandala anche in alcuni sogni importanti dove sono espressi conflitti e talvolta psicopatologie, come la schizzofrenia. Un mandala rappresenta un' alchimia, una combinazione di forze opposte dei quattro elementi (acqua, fuoco, aria e terra). Jung riconobbe che un mandala poteva apparire spontaneamente nella vita di una persona e quando ciò accadeva esso aveva un significato importante: stava fornendo un messaggio importante alla persona. Scrisse che, in particolare, i bambini tra gli otto e gli undici anni, che hanno genitori che sono in un momento difficile, oppure adulti che vivono in una particolare fase nevrotica, possono venirne influenzati poichè hanno a che fare con un conflitto tra due opposti: possono essere disorientati e profondamente disturbati dalla incapacità di decidere quale forza seguire, quale sentiero scegliere. Individui schizzofrenici normalmente hanno fatto esperienza di una versione del mondo confusa e alterata dalla presenza di contenuti inconsci che non vengono compresi. Queste esperienze mostrano chiaramente la mancanza di qualcosa che può aiutare la persona a sentirsi contenuta o aiutata.

Il mandala con la sua forma circolare impone un ordine, una determinata linea che può compensare il disordine e la confusione dello stato mentale.

Jung sentì che il mandala che una persona spontamente disegnava in un dato momento della propria vita, era una sorta di “delicato promemoria” o una necessità urgente di esprimere la propria potenzialità, qualcosa che poteva portare alla propria individuazione, ovvero a quel processo che permette ad una persone di essere ciò essa è veramente e che aiuta a differenziarsi dagli altri (famiglia, compagno, amici, etc).
Jung scrisse: “il Mandala è la costruzione di un punto centrale verso cui tutti gli altri punti sono relazionati, tramite una disposizione concentrica della “disordinata molteplicità”, della contraddizione e della non conciliabilità degli elementi. Si tratta di un tentativo di guarigione autonomo da parte della Natura, che non nasce da un riflesso della coscienza, ma da un impulso istintivo. […] queste situazioni sono intense esperienze interiori che possono portare alla crescita psichica, ad una maturazione e ad un approfondimento della personalità” (Jung, Luomo e i suoi simboli).

Il cerchio del mandala contiene un punto centrale e questi due punti, il centro e la linea circolare del perimetro, sono strettamente collegati l'uno con l'altro: uno non esiste senza l'altro e questa relazione dà un senso a ciò che vi è dentro. Ne abbiamo un esempio nelle nostre vite: ci alziamo al mattino, andiamo a lavoro e ci occupiamo delle faccende quotidiane. Poi, la sera torniamo indietro, a casa dove troviamo la nostra famiglia, i nostri animali e i nostri oggetti personali. Andiamo verso il confine (la linea circolare) e poi torniamo sempre verso il centro. Abbiamo bisogno di ciò e abbiamo imparato a farlo in modo sicuro (come Bowlby insegna!) creando un sano attaccamento alla nostra famiglia o verso chi si prende cura di noi: come i bambini, esploriamo l'ambiente e poi torniamo indietro dai nostri cari dove possiamo trovare riparo, amore, benessere, legami. Legami... Abbiamo bisogno di essere legati, necessitiamo di imparare come essere legati agli altri e conoscere come contenere noi stessi quando gli altri non possono farlo (per varie ragioni).
Il mandala con la sua forma può aiutare questo processo quando tutto ciò che è attorno alla persona non riesce a farlo. Questo chiaramente non è un processo conscio, ma piuttosto deriva dalla nostra parte istintuale. Molto spesso la mente 'pesca' dal mondo inconscio un immagine 'archetipica', ovvero uno schema primitivo e fondamentale che appartiene a tutta l'umanità e non solo all'individuale mondo interiore della persona. Tutti noi sappiamo cos'è un 'archetipo': 'niente di più che un determinato aspetto formale, presente frequentemente, di un istinto, dato a priori' (Jung), dunque possiamo ritrovare nel mandale una particolare corrispondenza.

Disegnando un mandala, ho spesso riscontrato che i pazienti davano vita a forme e simboli che tentavano di rappresentare il loro Sè.
Talvolta possiamo riconoscerlo attraverlo la rappresentazione di un mandala che ha una metà chiara e l'altra scura, oppure una dà un'idea di calma e l'altra di agitazione. Qui di seguito vi è un esempio.

Clara (nome inventato) cominciò questo mandala dichiarando che non voleva più mangiare (la sua diagnosi era Disturbo di Alimentazione Incontrollata). Possiamo osservare che al centro vi è una larga bocca spalancata (il buco con i denti tutti intorno) e dentro possiamo vedere pezzi di vetro (come lei mi disse dopo la sessione). Ma a Clara non piacevano quei freddi pezzi di vetro, perciò disegnò piccoli fiori carini dei quali sono uno le piaceva. Riguardo al suo mandala, Clara scrisse: “Il centro è un buco largo e orribile che tiene in sé tutti pezzi di vetro: il cibo che amo così tanto e odio così tanto... il cibo che mi riempe così tanto e mi ferisce così tanto... Ho delle ferite profonde nella mia anima. Il grande buco rappresenta il vuoto che provo dentro, i pezzi di vetro esprimono la mia rabbia e i miei sentimenti di violenza. Quante cose vorrei dire, ma so che le mie parole posso ferire le persone che dicono di amarmi e non posso sopportarlo. Quindi preferisco punire me stessa per quello che penso”. I piccoli fiori fanno intravvedere il tentativo che Clara stava facendo di lasciare inalterata la propria immagine esteriore, carina e pulita. Infatti, Clara sorrideva. Sorrideva sempre. Il centro del mandala mostra chiaramente la frammentazione del suo Sè.

Normalmente, il disegno, così come il segno e il simbolo, ha la fondamentale funzione di essere un trasformatore di energia (Spotti, 1991), che significa permettere un processo nel quale l'essenza della persona è in grado di evolvere, rinnovare se stessa, e poi trasformare cosa c'era già, ma che necessita di crescere e diventare sempre più capace di vivere la complessità della vita. Nella vita di una persona che ha un disturbo alimentare, specialmente se si tratta di anoressia, questo processo di trasformazione è spesso bloccato, come se fosse stato seppellito nel profondo dell'anima. Questo a volte ha l'effetto di fermare la crescita delle parti della persona legate alla sessualità, qui intesa come l'impulso verso la vita, come l'attitudine alla trasformazione: se una ragazza non mangia adeguatamente perderà le sue caratteristiche femminili e bloccherà il processo che la porta a diventare una donna.

La figura circolare del mandala ricorda alle donne che lavorano con me la forma del grembo o quella della pancia, quindi rimanda anche al sentimento di un caldo abbraccio materno.

Descrizione di una sessione

“Un mandala consiste in cinque 'eccellenze': l'insegnante, il messaggio, l'ascoltatore, il posto e il tempo. Per creare un mandala è necessario un ascoltatore o uno 'spettatore'. Se non c' è un “Tu”, non c'è il mandala.” (Tu sei gli Occhi del Mondo, di Longchepa, trad. di Lipman e Peterson)

Un Mandala buddhista

La prima cosa che i pazienti mi dicono quando propongo loro di lavorare con i mandala è: “Oh, ma non sono bravo a disegnare!” E di solito sorrido rassicurandoli che colorare un mandala non richiede nessuna capacità tecnica, ma solo curiosità.

E loro diventano curiosi!

I mandala possono essere usati sia in sessioni individuali che in terapie di gruppo.

In ciascuna delle due terapie, solitamente inizio dando alle persone l'opportunità di scegliere un mandala tra i disegni già preparati e che devono solo essere colorati.

Sono tutti diversi. Poi prima di cominciare, metto un po' di musica rilassante che spesso riproduce suoni della natura (come le onde del mare, il canto degli uccelli o il suono del vento). Provvedo poi a mettere a disposizione anche ogni tipo di matita colorata.

Poi, tutto ciò che chiedo ai pazienti è di colorare con calma i loro mandala e quando finiscono, li invito a scrivere qualcosa dall'altra parte del foglio (un pensiero, un' emozione, un ricordo, un sentimento, una poesia, ecc.) e ad aspettare che anche gli altri terminino i loro lavori se siamo in una sessione di gruppo.

Alla fine di ogni sessione, dedichiamo sempre del tempo allo scambio dei pensieri e delle emozioni di cui si è fatto esperienza. Una sessione può durare anche due ore.

Il silenzio è un elemento chiave che permette di quietare la voce critica che dimora spesso dentro le loro teste e crea uno spazio per stare in ascolto delle proprie emozioni.

Qui vi propongo un esempio di un mandala disegnato da una paziente all'inizio della terapia intrapresa con me. Lei soffriva di bulimia e aveva subito un trauma terribile: un abuso sessuale durante la sua infanzia da parte del compagno di sua madre.

Stephanie (nome inventato) non aveva mai parlato a nessuno del suo trauma. Provava una vergogna e una rabbia profonda. Questo è il suo primo disegno:

Durante la sessione, non mi guardò mai. Le sue mani tremavano. I colori che scelse per rappresentare il suo dramma interiore sono chiaramente i segni delle sue ferite. Succesivamente spiegò che usò il rosso per rappresentare il sangue, il dolore, la ferita, ma anche le spade che la penetrarono e la ferirono; mentre il nero era il catrame (come lei lo definì) con il suo viscido, schifoso, marchio indelebile, qualcosa che non poteva essere cancellato.

Di nero era colorata anche la sua depressione, il caos, la prigione che la circondava mentre in lei dimorava un conflitto mortifero.

Il nero circonda il rosso: la spinta vitale è completamente imprigionata, mentre l'evento indimenticabile dell'abuso le reca un costante dolore, rappresentato dalla spada che attraversa il suo cuore.

Al centro, un buco nero rappresenta il Sè che è intrappolato in una caotica depressione (mischiata alla rabbia).

Dopo la sessione, Stephanie disse: ”Finalmente, con questo disegno sento di poter 'vedere' il mio dolore, l'immagine di quello che è successo. Belli o brutti, questi sono i miei veri colori. Devo imparare come usare le mie risorse e come toccare la mia parte interiore; attraverso il mio mandala posso finalmente riconnettere i miei pensieri con le mie emozioni (i colori) e trovare una via d'uscita.

Stephanie disegnò diversi mandala e la nostra terapia terminò circa cinque anni dopo, con una completa scomparsa dei sintomi della bulimia. Lei era libera. Quando ci incontrammo per l'ultima sessione le chiesi di scegliere un mandala e lei creò questo:

Di primo acchito, probabilmente non riconosceremmo che il mandala che Stephanie aveva scelto era lo stesso della prima sessione. Ma guardate la differenza nell'uso dei colori! Rosso e nero sono ancora là, ma con sfumature diverse e in diverse posizioni, perciò con un significato diverso. La floridità della vita è espressa e non è più bloccata dal ricordo dell'abuso, nonstante sia sempre presente, ma in una maniera che non la obblighi a rimanere intrappolata e che la faccia sentire libera di fare altre scelte per la sua vita. Il grande cambiamento è lampante grazie alla presenza del blu nel centro , così da testimoniare il processo della nascita del suo Sè, attraverso la liberazione del materiale inconscio. Così, infine, si sentì libera da rabbia e ira. Qui il rosso significa energia, che le dà la forza di combattere per la sua identità.

Conclusioni

Usare i mandala premette di aprirsi alla consapevolezza che i sintomi non sono una condizione statica della persona, al contrario, hanno in sé un' energia che, quando è supportata, diventa un' occasione di trasformazione per la nostra intera vita. Molte volte, le persone che hanno un disturbo alimentare (specialmente quando questa malattia è presente da lungo tempo), sperimentano grandi difficoltà nei confronti del cambiamento.

I Mandala danno Speranza. Danno il potere alla persona di vedere la sofferenza, di essere in contatto con essa, di imparare da essa e poter quindi imparare un nuovo modo per superare la paura di sentire le proprie emozioni e per crescere al sicuro, costruendo relazioni sicure con gli altri.

Portare i mandala nel trattamento dei miei pazienti con un disordine alimentare è stato per me un privilegiio. I miei pazienti mi hanno permesso di essere parte dei loro mondi personali e da loro ho imparato molto. Il loro lavoro di trasformazione certamente li ha portati a realizzare che la persona vive grazie alla cura di sé e al processo di crescita. La mia gratitudine va al loro impegno e a tutti coloro che hanno condiviso il potenziale dei mandala.


Read the english version "The Use of Mandala in the Treatment of Eating Disorders: The Journey of the Soul from the Symptom to the Symbol"


Dr.ssa Anna Scelzo
Psicologa Psicoterapeuta




Dott.ssa Anna Scelzo
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